{"id":51,"date":"2021-07-22T09:18:35","date_gmt":"2021-07-22T09:18:35","guid":{"rendered":"http:\/\/tdi_118_d2e"},"modified":"2022-06-24T14:59:17","modified_gmt":"2022-06-24T14:59:17","slug":"antonio-pietrangeli-regista-fra-testo-e-contesto-cinema-italiano","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.mgffmagazine.com\/wp01\/2021\/07\/22\/antonio-pietrangeli-regista-fra-testo-e-contesto-cinema-italiano\/","title":{"rendered":"Antonio Pietrangeli: fra testo e contesto nel cinema italiano"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La cinematografia italiana ha vissuto periodi splendidi e rigogliosi sin dalle sue origini, ricchi di sfaccettature singolari e talvolta distanti dalla realt\u00e0 del vissuto quotidiano al punto da creare un distacco, quasi onirico, tra le figure proiettate e lo spettatore immobile e assorbito dalla bellezza della narrazione.<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">La controversa figura femminile<\/h3>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La donna nel cinema italiano \u00e8 da sempre stata relazionata ai modelli classici letterari, teatrali, ai clich\u00e9s di donne capaci di amare oltre ogni condizione, di madri dolcissime e condannate alla sofferenza. Dall\u2019epoca delle dive del cinema muto, la figura femminile emerge come il&nbsp;<strong>baluardo della conservazione<\/strong>, colei che preserva la propria virt\u00f9 della morale ottocentesca e si allontana da ogni forma di lotta sociale che, intanto, imperversa nel cinema oltre oceano.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Gli anni in cui la Grande Guerra provoca shock in tutta Europa e rafforza le idee nazionaliste ed il valore della famiglia, il\u00a0<strong>melodramma all\u2019italiana<\/strong>\u00a0si imprime di ideali veristi, di madri operose in narrazioni perlopi\u00f9 drammatiche. Con l\u2019avvento del regime fascista si impone una struttura codificata per generi, nell\u2019ottica di servirsi del cinema per formare la nazione e far permeare l\u2019immagine di una societ\u00e0 pacifica e priva di conflitti. <\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La grande stagione della commedia post-bellica non esclude la figura femminile dai propri schermi: sono gli anni d\u2019esordio di\u00a0<strong>Anna Magnani<\/strong>,\u00a0<strong>Elsa De Giorgi<\/strong>,\u00a0<strong>Titina De Filippo<\/strong>\u00a0(Eduardo e Peppino) nei panni di\u00a0<strong>donne evolute<\/strong>\u00a0che tentano di mettersi al passo con le coetanee internazionali, fiere della propria identit\u00e0 italiana, diverse dal concetto politico di donna-madre imposto intanto nel sociale.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>L\u2019idea di donna filtrata dal cinema \u00e8 incoerente con la controparte reale<\/strong>: il recupero delle produzioni nel secondo dopoguerra vedono la donna italiana mantenere il proprio ruolo nella commedia farsesca e sentimentale, assumendo via via volti pi\u00f9 drammatici e realistici che rispondo sempre meglio al bisogno di riappropriarsi di uno spessore psicologico pi\u00f9 consapevole.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In questo clima, la produzione italiana registra il periodo di maggior splendore, con una media di\u00a0<strong>200 film l\u2019anno<\/strong>\u00a0durante la decade 1950\/60, tanto per citarne alcuni \u201c<em>La dolce<\/em>\u00a0<em>vita<\/em>\u201d e<em>\u00a0\u201cLa<\/em>\u00a0<em>ciociara<\/em>\u201c. Con l\u2019invasione di Hollywood nel mercato italiano, nel 1955 vengono staccati ben 820 milioni di biglietti! Un record nella storia del cinema nazionale.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In questa cornice la commedia italiana vive il suo periodo migliore, gli schermi si riempiono di volti nuovi, altri si assestano, aumentano gli esordi alla regia e si registrano innovazioni e sperimentazioni, dal documentario degli anni del boom economico, alla mescolanza di generi ed all\u2019analisi pi\u00f9 capillare di situazioni o di figure.<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">La donna nei film di Antonio Pietrangeli<\/h3>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Antonio Pietrangeli<\/strong>, regista romano reso celebre con \u201c<em>Io la conoscevo bene<\/em>\u201d (1965), affront\u00f2 la psicologia femminile <strong>\u00abcon la grande urgenza della ricerca, dell\u2019esplorazione, della polemica e insomma il grande desiderio di verit\u00e0\u00bb<\/strong> come Pietrangeli scrisse di suo\u00a0 stesso pugno nella pubblicazione \u201cPanoramica sul cinema italiano\u201d del 1950. E continuava:<\/p>\n\n\n\n<blockquote class=\"wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow\"><p>\u00abIl cinema attivo, (sia quello testardo, che non molla e vorrebbe sfondare anche le porte chiuse a doppio catenaccio; e forse anche l\u2019altro, pi\u00f9 duttile, per necessit\u00e0 o amore del lavoro a ogni costo) non \u00e8 detto che abbia rinunciato alla speranza \u00bb.<\/p><cite>Antonio Pietrangeli<\/cite><\/blockquote>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Le donne dei film di Pietrangeli vivono l\u2019angosciante e costante bisogno di ritagliarsi il proprio spazio nella societ\u00e0, un\u2019autoaffermazione sofferta che implica un impegno giornaliero e, non farcela, significa perdere il senso di ci\u00f2 che che si fa o che si vorrebbe diventare; si tratta di una lacerazione dell\u2019essenza percepita di s\u00e9 stessa, ci\u00f2 che vedono riflesso nello specchio non \u00e8 solo un bel viso ed un bel corpo formoso, ma il complesso albero di emozioni che compongono l\u2019animo. Non riuscire nell\u2019impresa implica il disorientamento, l\u2019assenza ed il diretto subordinamento patriarcale di cui la societ\u00e0 \u00e8 intrisa. Ben oltre ci\u00f2 che un uomo abbia mai rischiato.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Antonio Pietrangeli<\/strong>\u00a0ha dato spessore ad una figura che continuava a rimanere ancorata al passato, dentro e fuori lo schermo. Non si trattava solo di un fatto di costume quanto di una radicale e profonda rivoluzione interiore e nel cammino, da\u00a0&#8220;<em>Il sole negli occhi<\/em>&#8221;\u00a0a\u00a0&#8220;<em>Io la conoscevo bene<\/em>&#8220;, si possono ritrovare alcune tappe di quest\u2019evoluzione. Nessuna delle protagoniste di Pietrangeli \u00e8 un\u2019eroina, un animo puro e nobile come nelle favole, le donne dei suoi film sono figure reali, con pregi e difetti, vizi e peculiarit\u00e0 che le contraddistinguono, con un passato personale ad influenzare i singoli percorsi, ma tutte lottano e si divincolano per uscirne vittoriose.<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">Il sole negli occhi: Celestina<\/h3>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Esordisce alla regia con \u201c<em>Il sole negli<\/em>\u00a0<em>occhi<\/em>\u201d (1953) occupandosi di\u00a0<strong>donne<\/strong>\u00a0tradite ed accusate ingiustamente, sotto richiesta diretta di Luchino Visconti, gi\u00e0 suo amico e collega. La protagonista \u00e8 Celestina, una giovane ragazza che nasce sotto il segno del neorealismo dal quale, per\u00f2, si allontana quasi subito incarnando una figura dismessa e smarrita, assolutamente priva della carica erotica del divismo casereccio della commedia italiana, sino a quel momento.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large is-resized\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.mgffmagazine.com\/wp01\/wp-content\/uploads\/2022\/06\/Celestina_Ilsolenegliocchi-1024x576.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-281\" width=\"768\" height=\"432\" srcset=\"https:\/\/www.mgffmagazine.com\/wp01\/wp-content\/uploads\/2022\/06\/Celestina_Ilsolenegliocchi-1024x576.jpg 1024w, https:\/\/www.mgffmagazine.com\/wp01\/wp-content\/uploads\/2022\/06\/Celestina_Ilsolenegliocchi-300x169.jpg 300w, https:\/\/www.mgffmagazine.com\/wp01\/wp-content\/uploads\/2022\/06\/Celestina_Ilsolenegliocchi-768x432.jpg 768w, https:\/\/www.mgffmagazine.com\/wp01\/wp-content\/uploads\/2022\/06\/Celestina_Ilsolenegliocchi-150x84.jpg 150w, https:\/\/www.mgffmagazine.com\/wp01\/wp-content\/uploads\/2022\/06\/Celestina_Ilsolenegliocchi-696x392.jpg 696w, https:\/\/www.mgffmagazine.com\/wp01\/wp-content\/uploads\/2022\/06\/Celestina_Ilsolenegliocchi-1068x601.jpg 1068w, https:\/\/www.mgffmagazine.com\/wp01\/wp-content\/uploads\/2022\/06\/Celestina_Ilsolenegliocchi.jpg 1280w\" sizes=\"auto, (max-width: 768px) 100vw, 768px\" \/><figcaption>Irene Galter e Gabriele Ferzetti in una scena di \u201cIl sole negli occhi\u201d<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Celestina \u00e8 una ragazza semplice ed ingenua il cui destino \u00e8 segnato dagli incontri fortuiti attraverso i quali Pietrangeli mostra il modo di vivere e di essere delle giovani donne, sogni e sofferenze che si infrangono in un tentato suicidio. Una vita sul filo, tra gioie e dolori, delusioni e frustrazioni, giocando tra il comico ed il tragico che convivono, come un Giano bifronte, susseguendosi pi\u00f9 o meno velocemente nelle opere successive.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nel quadro di impulsi sociali che muovono la figura femminile verso l\u2019emancipazione,\u00a0<strong>le donne di Pietrangeli<\/strong>\u00a0si distaccano dall\u2019universo immaginario maschile, non accettano pacificamente il predominio virile, ma continuano ad inseguire gli ideali di amore, matrimonio e maternit\u00e0 insiti nella feminilit\u00e0, ma mai senza turbamenti o introspezioni psicologiche legate al vissuto ed alla critica di costume. <\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La commedia popolare dai toni leggeri non trovava spazio fin\u2019ora per certe riflessioni, ma con Pietrangeli invece emerge con l\u2019amara delusione ed il disorientamento delle donne ancorate alla legislazione patriarcale ed al ruolo di madre del passato, intanto che l\u2019evoluzione dei costumi ed il boom economico mutano la societ\u00e0 circostante.<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">Nata di Marzo: Francesca<\/h3>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-full is-resized\" id=\"attachment_177\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.mgffmagazine.com\/wp01\/wp-content\/uploads\/2022\/06\/Nata-di-Marzo_Jacqueline-Sassard-e-Gabriele-Ferzetti.png\" alt=\"\" class=\"wp-image-282\" width=\"696\" height=\"464\" srcset=\"https:\/\/www.mgffmagazine.com\/wp01\/wp-content\/uploads\/2022\/06\/Nata-di-Marzo_Jacqueline-Sassard-e-Gabriele-Ferzetti.png 696w, https:\/\/www.mgffmagazine.com\/wp01\/wp-content\/uploads\/2022\/06\/Nata-di-Marzo_Jacqueline-Sassard-e-Gabriele-Ferzetti-300x200.png 300w, https:\/\/www.mgffmagazine.com\/wp01\/wp-content\/uploads\/2022\/06\/Nata-di-Marzo_Jacqueline-Sassard-e-Gabriele-Ferzetti-150x100.png 150w\" sizes=\"auto, (max-width: 696px) 100vw, 696px\" \/><figcaption>Jacqueline Sassard e Gabriele Ferzetti in una scena di \u201cNata di Marzo\u201d<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In&nbsp;<em>Nata di Marzo<\/em>&nbsp;(1957) Francesca racconta un amore giovanile convolato a nozze con un architetto molto pi\u00f9 grande di lei, una figura autorevole e rassicurante, un \u201cbravu\u2019uomo del Sud\u201d, ma con il quale ben presto non riesce a comunicare.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Affrontando il tema del divorzio e delle donne lavoratrici<\/strong>, tra le battute di Francesca troviamo&nbsp;<em>\u00ab Le donne che lavorano non hanno sesso \u00bb&nbsp;<\/em>o ancora&nbsp;<em>\u00ab A una donna con un cervello in testa chiamarla \u201cmogliettina\u201d e darle un calcio in uno stinco \u00e8 tutt\u2019uno! \u00bb&nbsp;<\/em>dichiarando apertamente il carattere ribelle ed indipendentista di una giovanissima borghese milanese.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nonostante i piani originari fossero di ambientare a Roma il film, Pietrangeli trova in Milano una contestualizzazione borghese specchio reale degli anni in corso, difatti Pietrangeli nel testo \u201cIl castoro cinema\u201d di Maraldi scrisse: \u00abEssendo lui un architetto e lei una ragazza che tentando una esperienza di vita indipendente in una grande citt\u00e0, si scontra con la realt\u00e0 di una organizzazione sociale che richiede nel lavoro una preparazione specifica\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ne viene fuori una sorta di \u201csophisticated comedy\u201d con tanto di \u201chappy ending\u201d che scaten\u00f2 non poche polemiche! Del resto, era la prova lampante di una forzatura imposta dalla produzione che, temendo le conseguenze problematiche che avrebbe scatenato un personaggio considerato \u201clibertino\u201d come Francesca, preferirono alla rottura del matrimonio, la scelta del finale struggente e l\u2019aggiunta della&nbsp;<em>suspense<\/em>&nbsp;fu una trovata utile per conciliare le esigenze produttive con la poetica originaria del progetto.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">D\u2019altronde, quale messaggio avrebbe filtrato una giovane donna capricciosa, bugiarda, divorziata e indipendente nel panorama bigotto degli anni \u201960?<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">Lo scapolo: Alberto Sordi e Nino Manfredi<\/h3>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Forse per ragioni finanziarie, pi\u00f9 che artistiche, Pietrangeli verte verso la commedia e nel 1955 sceglie Alberto Sordi e Nino Manfredi in \u201c<em>Lo<\/em>&nbsp;<em>scapolo<\/em>\u201c.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-full is-resized\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.mgffmagazine.com\/wp01\/wp-content\/uploads\/2022\/06\/Lo-scapolo_Alberto-Sordi-e-Nino-Manfred.png\" alt=\"\" class=\"wp-image-283\" width=\"696\" height=\"464\" srcset=\"https:\/\/www.mgffmagazine.com\/wp01\/wp-content\/uploads\/2022\/06\/Lo-scapolo_Alberto-Sordi-e-Nino-Manfred.png 696w, https:\/\/www.mgffmagazine.com\/wp01\/wp-content\/uploads\/2022\/06\/Lo-scapolo_Alberto-Sordi-e-Nino-Manfred-300x200.png 300w, https:\/\/www.mgffmagazine.com\/wp01\/wp-content\/uploads\/2022\/06\/Lo-scapolo_Alberto-Sordi-e-Nino-Manfred-150x100.png 150w\" sizes=\"auto, (max-width: 696px) 100vw, 696px\" \/><figcaption>Alberto Sordi e Nino Manfredi<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Si tratta di uno dei pochi progetti con protagonista maschile. \u201cAlberto il conquistatore\u201d \u2013 altro titolo con cui \u00e8 noto il film \u2013 intreccia relazioni fugaci con giovani lavoratrici perch\u00e9 certo che la condizione lavorativa dell\u2019universo femminile gli eviti di inciampare in donne con intenzione matrimoniali.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00c8 palese quanto all\u2019indolenza ed alla pigrizia maschile si contrapponga il dinamismo ed il reale impegno professionale di ognuna delle donne adescate dal maschio italico borghese, tinteggiato in maniera comica. La rivendicazione di un\u2019indipendenza femminile si pu\u00f2 considerare un sottotesto che emerge nel finale, con il matrimonio di Paolo \u201cincastrato\u201d da una di quelle giornalaie, hostess, lavandaie, che ha sedotto ed abbandonato.<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">Adua e le compagne<\/h3>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-full is-resized\" id=\"attachment_175\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.mgffmagazine.com\/wp01\/wp-content\/uploads\/2022\/06\/Adua-e-le-compagne_Sandra-Milo_Simone-Signoret_Domenico-Modugno.png\" alt=\"\" class=\"wp-image-284\" width=\"696\" height=\"464\" srcset=\"https:\/\/www.mgffmagazine.com\/wp01\/wp-content\/uploads\/2022\/06\/Adua-e-le-compagne_Sandra-Milo_Simone-Signoret_Domenico-Modugno.png 696w, https:\/\/www.mgffmagazine.com\/wp01\/wp-content\/uploads\/2022\/06\/Adua-e-le-compagne_Sandra-Milo_Simone-Signoret_Domenico-Modugno-300x200.png 300w, https:\/\/www.mgffmagazine.com\/wp01\/wp-content\/uploads\/2022\/06\/Adua-e-le-compagne_Sandra-Milo_Simone-Signoret_Domenico-Modugno-150x100.png 150w\" sizes=\"auto, (max-width: 696px) 100vw, 696px\" \/><figcaption>Sandra Milo, Simone Signoret e Domenico Modugno in una scena di Adua e le compagne<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">All\u2019indomani della chiusura delle case chiuse, ad opera della Legge Merlin, quattro ex prostitute intendono aprire una trattoria fuori citt\u00e0 come copertura per continuare a svolgere l\u2019antico mestiere ed essere padrone dei propri affari. Seppure la legge affermi di garantire loro la pulizia di ogni pendenza legale e quindi una rinascita come cittadine, le difficolt\u00e0 burocratiche le costringono a doversi fidare dell\u2019avvocato Ercoli ed iniziare la sola attivit\u00e0 ristorativa. Con il tempo la nuova condizione piace alle quattro donne ed il bisogno di riscatto si traduce in una reazione istintiva contro il ricatto di Ercoli, da prima benefattore ora padrone, ed il desiderio di indipendenza si traduce in clamore, tale da far intervenire la polizia. Il&nbsp;<strong>finale \u00e8 amaro<\/strong>, vengono arrestate, private della licenza ed Adua ubriaca e distrutta torna a prostituirsi, sotto la pioggia, sul marciapiede, stanca chiude il film ripetendo di non farcela.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La forza delle donne, gli sforzi senza risultati, \u00e8 un progetto ambizioso che conferma l\u2019idea che al Nord le donne riescano meglio a riscattarsi, che l\u00ec siano pi\u00f9 moderne. Marilina, una delle compagne di Adua, vuole andare a Milano a sposarsi, la hostess di Paolo lavorer\u00e0 a Milano, in un certo senso anche Dora in \u201c<em>La Parmigiana<\/em>\u201d (1963) segue l\u2019ideale di progresso cittadino e fugge dalla campagna e dall\u2019arretratezza radicata in cui \u00e8 cresciuta, lasciando che gli eventi muovino i fili intanto che acquista pieno possesso del proprio corpo, che concede in cambio di benefits.<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">Io la conoscevo bene: il capolavoro di Pietrangeli<\/h3>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-full is-resized\" id=\"attachment_180\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.mgffmagazine.com\/wp01\/wp-content\/uploads\/2022\/06\/Stefania-Sandrelli-in-Io-la-conoscevo-bene.png\" alt=\"\" class=\"wp-image-285\" width=\"696\" height=\"464\" srcset=\"https:\/\/www.mgffmagazine.com\/wp01\/wp-content\/uploads\/2022\/06\/Stefania-Sandrelli-in-Io-la-conoscevo-bene.png 696w, https:\/\/www.mgffmagazine.com\/wp01\/wp-content\/uploads\/2022\/06\/Stefania-Sandrelli-in-Io-la-conoscevo-bene-300x200.png 300w, https:\/\/www.mgffmagazine.com\/wp01\/wp-content\/uploads\/2022\/06\/Stefania-Sandrelli-in-Io-la-conoscevo-bene-150x100.png 150w\" sizes=\"auto, (max-width: 696px) 100vw, 696px\" \/><figcaption>Stefania Sandrelli in \u201cIo la conoscevo bene\u201d<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il tema non \u00e8 la mancanza di moralit\u00e0 perch\u00e9 anche Adriana in \u201c<em>Io la conoscevo<\/em>&nbsp;bene\u201d(1965) come Dora, concede s\u00e9 stessa ma lo fanno per sentimento, scegliendo gli uomini sulla base del proprio sentire. \u00c8 proprio quell\u2019apparente \u201cvuoto a perdere\u201d che contraddistingue Adriana e che \u201cgiustifica\u201d il folle gesto finale.<\/p>\n\n\n\n<blockquote class=\"wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow\"><p>\u00abUn vuoto che non \u00e8 solo esterno, ma un accumulo di episodi che improvvisamente vengono in superficie. Non c\u2019\u00e8 nessun movente immediato\u00bb<\/p><\/blockquote>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019affetto del regista per le proprie protagoniste si traduce in quest\u2019ultimo film con \u201cla scelta migliore\u201d per lei che, invece di soccombere alla societ\u00e0, compie un gesto dettato dalle plurime lacerazioni \u2013 come donna e come persona \u2013 subite nel tempo e liberamente mette fine alla propria vita, dopo aver gettato la maschera ed aver voltato le spalle alla societ\u00e0 che non la considera, non la capisce e la lascia indietro.<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">Un panorama femminile claudicante<\/h3>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Attraverso la filmografia di Antonio Pietrangeli si delinea un panorama femminile che zoppica tra molteplici difficolt\u00e0, subordinate alla morale, alla legge, alla cultura, al passato, nel presente e senza una propensione ottimistica futura. <\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Sono tutte donne che forti e concrete, figlie di Celestina, nate da quello studio neorealista approfondito nel tempo, sceneggiatura dopo sceneggiatura, servono da riferimento e modello di incoraggiamento per le\u00a0<strong>donne dell\u2019Italia di sempre<\/strong>,\u00a0<em>nonostante tutto.<\/em>\u00a0<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Perch\u00e8 c\u2019\u00e8 sempre da lottare e da conquistare, c\u2019\u00e8 sempre il bisogno di affermare la propria personalit\u00e0, come donna nel contesto socio-economico degli anni Sessanta, in una societ\u00e0 in trasformazione, ieri come oggi.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La cinematografia italiana ha vissuto periodi splendidi e rigogliosi sin dalle sue origini, ricchi di sfaccettature singolari e talvolta distanti dalla realt\u00e0 del vissuto quotidiano al punto da creare un distacco, quasi onirico, tra le figure proiettate e lo spettatore immobile e assorbito dalla bellezza della narrazione. 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